GUCCINI A RADIO2 SOCIAL CLUB: “LA MEMORIA DELLE PERSONE PUÒ ESSERE CORTISSIMA”

Foto di Isabella Perugini

Luca Barbarossa ha intervistato, su Radio 2 Social Club, Francesco Guccini. All’indomani della Giornata della Memoria il cantautore ha ricordato quanto sia corta quella di molti italiani e di tanti europei oggi.

 

 

 

 

 

Guccini, come nasce il libro “Canzoni”?

Il libro è nato da Gabriella Fenocchio, una mia amica e una grande italianista. Le sono sempre piaciute le mie canzoni. Spesso in estate andiamo a casa sua, a San Benedetto del Tronto, dove me le fanno cantare, anche se, come è noto, a me non piace.

 

Quindi in privato ti esibisci?

Si, in privato si, anche se mi tirano per i capelli.

 

Canti anche le canzoni degli altri?

Soprattutto quelle di altri.

 

Quali sono i tuoi cavalli di battaglia?

Uno è sicuramente “Ma mi…”, ma anche canzoni di Fausto Amodei, di Jannacci, o alcune canzoni anarchiche.

 

Quando si parla di canzoni in senso letterario uno si chiede se la canzone può essere separata dalla sua musica, dal modo in cui uno la conosce. Mi pare che “Canzoni” in tal senso, sia un esperimento riuscito?

Senz’altro. Ci vuole una grande italianista, appunto e Gabriella ha trovato all’interno delle canzoni la chiave giusta.

 

Tu hai un primato: sei l’unico che ha cantato le “anfesibene”.  

Ce l’ho messa di proposito perché “anfesibena” mi è sempre piaciuto come nome. Mi piace usare le parole. Ad esempio anni fa volevo inserire “Weltanschauung” (visione del mondo) e ci sono riuscito in “Canzone delle situazioni differenti”. Non a caso, ma a ragion veduta.

 

Spicca, nel libro, l’assenza de “L’avvelenata”. Non hai voluto inserirla perché sei diventato più buono?

No, assolutamente. Per me è una canzone secondaria, anche se molti dicono che è l’unica canzone che hanno sentito. Piace, ma non so perché. La considero, per il valore letterario, anche se è una parola grossa, secondaria rispetto alle altre.

 

Ieri è stata la Giornata della Memoria. Gli italiani hanno buona memoria?

Fino a un certo punto. Hanno buona memoria gli italiani toccati da qualche dramma, quelli che hanno vissuto in prima persona, gli altri guardano più al presente e lasciano passare. Ma non solo gli italiani: ieri leggevo che ad Auschwitz c’è stata una manifestazione di nazisti polacchi. La memoria può essere cortissima per molta gente, purtroppo.

 

E’ periodo di nomi bizzarri, come quello di Lino Banfi all’Unesco. Tu accetteresti una carica istituzionale?

Non, non sono capace. Mi hanno offerte diverse cose in passato. L’unica che avrei potuto accettare, ma quando ero più giovane, non adesso, è quella di assessore alla cultura nel Paese in cui abito. Ma forse più per affetto che per altro, non sarei adatto.

 

Il libro “Canzoni” ha un valore altissimo. Riapre un’antica questione: la canzone può essere considerata buona letteratura, poesia così come successe con il Nobel a Bob Dylan. Tu quando vincerai il premio Nobel, andrai a ritirarlo?

Io sarei andato anche prima di Dylan a ritirarlo!

 

 

 

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