Opera Buffa


IL DISCO

Registrato dal vivo al «Folkstudio» di Roma e all’«Osteria delle Dame» di Bologna, Opera buffa (1973) è il quinto album di Francesco Guccini.

L’album riprende il lato ironico e umoristico di Guccini, quello rappresentato nei primi dischi da brani come Il 3 dicembre del ’39 o Il sociale e l’antisociale, o ancora Al trist.

Quattro sono le canzoni inedite scritte da Guccini per il disco.

Vi è poi una ripresa de Il bello, uscita su 45 giri nel 1968 ed incisa nel 1970 da Lando Buzzanca, oltre a una canzone popolare bolognese, La fiera di San Lazzaro.

Nelle sovraincisioni in studio – effettuate a Roma – hanno suonato Tony Esposito (percussioni) e Toni Marcus (violino).

Gli arrangiamenti in studio sono di Ettore De Carolis e di Pier Farri.

Come scrive Guccini nella nota di presentazione stampata all’interno del 33 giri, questo «è un disco nato per caso, ma non a caso. L’idea c’era da tempo, una specie di “altra faccia di…”, o fermare in un certo modo qualcuna di quelle serate “dal vivo”, col pubblico attore che parla e ride e io che gigioneggio, recito, mi diverto».

Opera Buffa in realtà non  è un album completamente dal vivo perché, se è vero che le canzoni sono state registrate in diretta, voce e chitarra, in parte al Folkstudio di Roma e in parte all’Osteria delle Dame di Bologna, esse sono arricchite da alcune orchestrazioni sovraincise in studio, che ne accentuerebbero il carattere grottesco e goliardico.

Lo stesso Guccini spiega che in principio era contrario ad inserire successivamente «un po’ di musica qui, un po’ là», ma alla fine si è fatto convincere dal produttore Pier Farri.

L’album è quindi rilevante proprio perché ci mostra un altro Guccini, fino ad allora inedito su vinile, che solo molti anni dopo, inserirà in un suo album (D’amore di morte e di altre sciocchezze, del 1996) una canzone – I fichi – che ricorda quelle contenute in Opera buffa, anche perché scritta pochi mesi dopo (e presentata spesso da Guccini sia nei concerti di quegli anni, sia in televisione, a “Televacca” condotto da Roberto Benigni sulla Rai nel 1976).

Copertina degli spartiti musicali di “Opera Buffa” e “Stanze di vita quotidiana”

Tra i musicisti che suonano nel disco sono da ricordare Ettore De Carolis, ex componente dei Chetro & Co., che firma gli arrangiamenti con Pier Farri, la violinista americana Talia Toni Marcus (che, anni dopo, aggiungendo anche il nome originale “Talia” e ritornata a vivere negli Stati Uniti, diventerà la violinista di Van Morrison) al violino e alla viola e Tony Esposito alle percussioni.

L’album è stato distribuito da EMI Italiana in formato LP, Stereo8, MC e CD.

Di Opera Buffa sono disponibili gli spartiti pubblicati, insieme a quelli di Stanze di vita quotidiana, da Edizioni Musicali La Voce del Padrone.

La copertina nasce da un’idea di Pier Farri.

RECENSIONI

Dalla rivista Popster del 17 settembre 1978:

«Opera buffa», raccolta di canzoni e recitati inizialmente utilizzati come momento di distensione tra una canzone «seria» e l’altra. I testi dell’album indicano l’estrazione cabarettistica di tutto il disco, e del cabaret conservano limiti e ambiguità; molte battute sono solo in parte giustificate dalla credibilità del Guccini interprete (“Si chiami l’ENEL, sia fatta la luce!” – dichiara il padreterno durante la creazione del mondo) mentre abbastanza insolita e quasi sempre riuscita è l’operazione discografica, condotta con buoni solisti come Toni Esposito e Tony Marcus che sovraincidono in sala su registrazioni al vivo della voce e chitarra di Guccini; il solito» Pier Farri riesce così a conservare l’immediatezza dell’esibizione dal vivo senza rinunciare ad una veste musicale dignitosa.

I TESTI – LATO A

 

Bello col vestito della festa, bello con la brillantina in testa
bello, con le scarpe di coppale e l'andata un po' per male, ed in bocca il riso amar...
Le donne treman quando monto la Gilera, fremono aspettando alla balera,
muoion spasimando nell'attesa che ad un mio cenno d'intesa io le stringa nel "casché"
Modestamente: olè!

Poi mi decido e avanzo tra la folla, lalala, e con un fischio invito la più bella, lalala:
lei mi stramazza sulla spalla, poverina, quell' odor di brillantina è il profumo dell'amor
e mentre il tango dolcemente vola sussurro piano: "bambola, il tuo nome!"
Risponde dolce "Sguazzinelli Argìa, sto qui in fondo alla via al centoventitrè..."
Dimenticavo: olè!

Bello con la mossa, olè, dell'anca, bello mentre turbina la danza,
bello con lo sguardo vellutato ed il labbro corrucciato e la voluttà nel cor!
Oh, la stringo forte in una spastica carezza e nello spasimo una costola si spezza,
ma che m'importa, poichè sono quasi un mito
questo è il minimo tributo che una donna pagar dè...
Sono fatale: olè!

Tace il violino, si tace la chitarra, lalala, sazio d'amore la risbatto sulla panca, lalala,
lei sta piangendo il suo dolore, poverina, quell' odor di brillantina non scorderà mai più...
Mentre la notte tenebrosa impera, risalto al volo sulla mia Gilera:
per questa sera ho troppo amato e sono stanco,
la notte tutto in bianco non posso fare perchè
sono anemico! Olè!

Devo confessare, poi che ho avuto anch'io, veramente, un periodo in cui da... da bello di balera, cioè, non ero molto bello, in realtà, no, allora, mi ricordo, con... con agghiacciante terrore, che circolavo con una giacca di jersey blu con dei risvoltini azzurri, qui, filettati, occhiale nero e cravatta rossa con i titoli dei giornali in cima, che è una cosa... Giuro. Giuro, ho fatto anche questo, ho fatto anche questo. Ero molto giovane, però, e... no, da questo periodo però viene tutta la mia conoscenza di canzoni di... direi, d'epoca. E anch'io ho concepito un certo periodo in cui ho scritto canzoni di questo genere. E' stata una specie di crisi, no? E una di queste è una canzone che... così, direi, risolve un annoso problema, cioè quello che riguarda la mamma...

Come una capinera, sono in terra straniera,
ma quando penso al mio cielo e al mio casolare mi par di morir.
Or che la mamma è lontana, la mia chitarra romana,
la pizza napoletana, l' azzurra marina, ahimè, più non ho,
e allor come in sogno venuta, la bianca testina canuta
mi porta al mio vecchio quartiere, fra i glicini in fiore e mi canta così...

[parlato]
Refrain:

Di mamme ce n' è una sola, ma caro figliolo, di babbo uno solo non sempre ce n' è, lalalala,...
la mamma sol ti consola, la piccola casa, l' angusta dimora, par quella d' un re.
Figliolo, ora sei lontano da me: laggiù sono ricchi e di mamme ne han tre...
ma la tua mamma è italiana e ne val cento da sè!

[parlato]
Seconda strofa, che tira all'erotismo:

Più d' una donna procace ha simulato l'amor
con un suo bacio mendace, promessa fallace di un attimo sol.
Via quell' amor mercenario, vattene femmina ignuda!
Ogni tuo bacio sensuale è un bacio di Giuda al sapor di champagne.
Che cosa cercavo laggiù, fra azzurre e sensuali abat-jours,

[parlato]
C' è tutto !

ritorno al mio vecchio quartiere, fra i glicini in fiore e ti canto così...

[parlato]
Everybody, con sentimento:

Le mamme son tutte belle, anche se vecchierelle son come le stelle che brillan nel ciel. lalalala,
le mamme son tutte bianche, son curve e stanche; io voglio tornare, mamma, da te.
Se un dì me ne andai non lo voglio far più, io voglio tornare per sempre laggiù
dalla mia mamma italiana... eh ?...e non lasciarla mai più...

Una canzone molto più... più seria e più impegnata, oserei dire impegnatissima, una canzone che
mi è stata ispirata, a me succede poche volte, però questa canzone mi è stata ispirata
direttamente dall'alto. Ero lì, nel mio candido lettino... e ho sentito una voce che diceva "Francesco",
dico "socc..., chi è?"... dico "eh?", diceeeeee "svegliati sono il tuo Dio." E allora così, in questo modo sollecitato, ho pensato di, di... fare un' opera musicale colossale e mettere in musica l'Antico Testamento. Per ora sono riuscito a fare soltanto la Genesi... che è la vera storia della creazione del mondo...

Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto:
c'era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.
Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava,
si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata...

Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io:
sembra impossibil, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!
"Dixit", ma poi toccò un filo scoperto, prese la scossa, ci fu un gran boato:
come T.V. non valeva un bel niente, ma l' Universo era stato creato...

Come son bravo che, a tempo perso, ti ho creato l'Universo!
Non mi sembra per niente male, sono davvero un tipo geniale!
"Zitto, Lucifero, non disturbare, non stare sempre qui a criticare!
Beh sì, lo ammetto, sarà un po' buio, ma non dir più che non si vede un tubo!"

[parlato]
"Che sono parolacce che non sopporto!", disse il vecchio a Lucifero. "E poi se c'è una cosa e un'altra che non posso sopportare sono i criticoni: fattelo te l' Universo se sei capace! Che me at dig un quel... disse il ve..." Era d' antica origine modenese da parte di madre il ve... "Io parlo chiaro: pane al pane, vino al vino, anzi vin santo al vin santo. Sono buono e bravo, ma se mi prendono i cinque secoli me at sbat a l' inferen, com'è vero Dio!"

Ma poi volando sull' acqua stagnante e sopra i mari di quell' Universo,
mentre pensava se stesso pensante in mezzo a quel buio si sentì un po' perso.
Sbattè le gambe su un mucchio di ghiaia dopo una tragica caduta in mare,
quando andò a sbattere sull' Himalaya il colpo gli fece persino un po' male...

Fece crollare anche un gran continente soltanto urtandolo un poco col piede:
si consolò che non c'era ancor gente e che non gli era venuto poi bene.
Ma quando il buio gli fece impressione, disse, facendosi in viso un po' truce:
"diavol d' un angelo, avevi ragione! Si chiami l' Enel, sia fatta la luce!"

Commutatori, trasformatori, dighe idroelettriche e isolatori,
turbine, dinamo e transistori per mille impianti di riflettori,
albe ed aurore fin boreali, giorni e tramonti fin tropicali.
"Fate mo' bene che non bado a spese, tanto ho lo sconto alla fine del mese..."

[parlato]
"Te Lucifero non ti devi interessare come faccio ad avere io lo sconto alla fine del mese. Ma cosa vuol dire corruzione, una mano lava l' altra, come si dice; vuoi che uno nella mia posizione non conosca nessuno? Però intanto, ragazzi, andateci piano perché la bolletta la portano a me. M' avete lasciato accesa la luce al polo sei mesi, sei mesi, no, sei mesi! Grazie, c'era freddo, i surgelati li debbo pur tenere da qualche parte! Adesso la tenete spenta sei mesi come ... e poi quei ragazzi lì, come si chiamano quei ragazzini che vanno in giro con quella cosa? Aureola si chiama? No no, am pies menga, no no no, ragazzi quelle cose li, io vi invento il peccato di superbia e vi frego tutti eh, adesso ve lo dico, bisogna guadagnarsele... a parte il fatto che non mi adorate abbastanza... no no no Lucifero, è inutile che tu mi chiedi scusa: adorare significa non dovere mai dire mi dispiace! Tientelo in mente... Voi, ecco, io vi do ogni dieci atti di adorazione vi do un buono, ogni dieci buoni voi mandate la cartolina che il 6 gennaio... che poi ci ho tutta un'altra idea in testa per la... facciamo Aureolissima che è una festa che mi sembra molto bella. Piuttosto Lucifero, non sgamare, vieni qua ragazzo... Com' è, mi hanno detto che hai stampato un libro... Il Libretto Rosso dei Pensieri di... oh, bella roba il libretto rosso dei pensieri di Lucifero! Ragazzi mi spiace... ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra... non sono un socialdemocratico anch' io? avanti al centro contro gli opposti estremismi! ...eh ma, ...no no no, non ci siamo mica qua: se c' è uno che può pensare anzitutto sono io ... e non tirare mica in ballo mio figlio, quel capellone, con tutti i sacrifici che ho fatto... per me lui lì finisce male... ah me, me a tal deg ... finisce male. E attento che te e lui, io ho delle soluzioni per voi che non vi piaceranno, per Dio! E non guardarmi male che qui dentro "per Dio" lo dico come e quando mi pare!"

Ma fatta la luce ci vide più chiaro: là nello spazio girava una palla.
Restò pensoso e gli parve un po' strano, ma scosse il capo: chi non fa non falla.
Rise Lucifero stringendo l' occhio quando lui e gli angeli furon da soli:
"Guarda che roba! Si vede che è vecchio: l'ha fatto tutto schiacciato sui poli!"

Per riempire 'sto bell'ambiente voglio metterci tante piante.
"Forza, Lucifero, datti da fare, ordina semi, concime e trattore,
voglio un giardino senza uguali, voglio riempirlo con degli animali!
Ma cosa fa 'sto cane che ho appena creato? Boia d'un Giuda, m' ha morsicato!

[parlato]
"Piuttosto fallo vedere da un veterinario, che non vorrei aver creato anche la rabbia, già così...cos'è che non ho creato? Lo sapevo: l'uomo non ho creato! Grazie, mi fate sempre fare tutto a me, mi tocca sempre fare! Qua se non ci sono io che penso a tutto.. va beh, nessuno è perfetto... sì, lo so che sono l'Essere Perfettissimo Creatore e Signore. Grazie! Adesso ti trasformo in serpente così impari, striscia mo' lì! Viuscia via!"
E portarono al vecchio quello che c' era rimasto ... c'era un po' di formaggio e due scatolette di Simmenthal, cioè lui li mise assieme e poi...

Prese un poco di argilla rossa, fece la carne, fece le ossa,
ci sputò sopra, ci fu un gran tuono ed è in quel modo che è nato l'uomo...

[parlato]
Era un venerdì 13 dell'anno zero del Paradiso!

I TESTI – LATO B

 

Si... si chiamava Fantoni Cesira, era la figlia d' un alcolizzato
che non aveva mai in tasca una lira e per il vino avea tutto lasciato,
lavoro e casa, figlia e consorte, che non potendo scordar col bere,
perchè era astemia, la sua triste sorte, si tirò un colpo nel '53.

Povera giovane rimasta orfana mentre suo padre si ubriacava
trovò lavoro in una fabbrica e sul lavoro ogni tanto sognava,
sognava panfili, pellicce ed abiti, non più la fabbrica, ville e piscine,
la dolce vita, il bel mondo dei principi, come le dive che vedeva al cine.

Ma quel bel sogno sarebbe rimasto soltanto un sogno mai realizzato,
quando in paese nel giorno del santo un gran veglione fu organizzato,
ci furon musiche, canti e allegria, danze e coriandoli, spumante e suoni,
poi a mezzanotte una scelta giuria fece "miss tette" Cesira Fantoni.

Le circondarono il petto e le spalle con nastri e fasce di seta scarlatte
su cui era scritto con lettere d'oro "evviva sempre le mucche da latte",
le regalarono trenta garofani, un "necessaire" similoro da viaggio,
quattro biglietti con sconto per cinema, cinque flaconi di shampoo in omaggio.

La sera stessa a Fantoni Cesira si presentò, assai distinto, un signore.
Disse: "Permette? Il suo viso m' attira; voglia scusarmi, sono un produttore...
Se lei permette, io l' accompagno, a far del cine c'è un gran guadagno",
ma quella sera non certo del cine il produttore s'interessò.

La brava giovane per far del cinema consentì a perdere la castità,
ma non per questo si perse d'animo: le rimaneva Cinecittà!
Lasciò il moroso, piantò il lavoro, comperò un "topless" per mostrare il seno,
fece mandare suo padre in ricovero e arrivò a Roma con il primo treno.

Cento anticamere fece Cesira e visitò una decina di letti,
un onorevole che la manteneva le fece fare un romanzo a fumetti,
ebbe da amanti tre o quattro negri, due segretari, tre cardinali,
si spogliò nuda a fontana di Trevi e qualche sera batteva sui viali.

La brava giovane campava bene, ma ormai sentiva il richiamo dell'arte:
qualunque cosa lei avrebbe donato sol per avere in un film una parte.
Se ne andò a letto con tre produttori, studiò dizione, bel canto, regia,
mimica, scenica, recitazione e apparve nuda in un film di Golia.

Si è sistemata Fantoni Cesira, fra letto e seno guadagna milioni:
ha cominciato a studiar da signora e si fa chiamare Cesy Phantoni (col ph),
si è messa stabile, ed è l'amante di un produttore molto influente,
tre o quattro film le produrrà, e un "premio Strega" glielo scriverà.

Lui è già sposato, ma che cosa importano queste sciocchezze se si hanno i quattrini,
presto nel Messico si sposeranno, potranno fare tanti bambini.
E la morale di questa storia al giorno d'oggi non è tanto strana:
per aver soldi, la fama e la gloria bisogna essere un poco puttana!

Volete del gran sesso...è richiesto a piene mani, a veh, se volete ve lo do. La canzone sul sesso non è una vera canzone, per chi non la conosce... è un blues parlato, è un talking blues che... parla di questo problema che, chi più, chi meno, ci attanaglia tutti. Io fui attanagliato dal problema del sesso una volta, mi sembra nel... '52, però ne conservo buona memoria, ancora, per poterne parlare...

Se c'è una cosa di moda adesso, fatto sicuro è proprio il sesso;

[parlato]
quello a vagoni...

anche Alighieri col sesso prendo, e la "Divina Commedia" a dispense vendo:
"la carne in fiamme, peccatori e peccatrici, sensazioni paradisiache!"

[parlato]
E vendono, eh? Ma moltissimo!

Comunque alla scuola media statale hanno iniziato un piano di educazione sessuale:
sembra impossibile, eppure è vero, ed è voluto dal Ministero.

[parlato]
Non ci credete? Andate e vedete, hanno già stanziato due miliardi per comperare i cavoli!

Ma questo fatto dell' educazione non è ben visto dalla nazione:
"morte alla pillola atea e nociva! Per l' aspirina si gridi evviva!"

[parlato]
Che poi fa lo stesso effetto: non bisogna prenderla prima o dopo, bisogna prenderla... "invece"! E passano anche quei noiosi mal di testa...come disse Maria Antonietta...

Italia per bene, sii sveglia, sii desta, intendi l'orecchio, solleva la testa! Ah, ah...
I giovani d' oggi han scoperto, vergogna, chi porta i bambini, non è la cicogna!

[parlato]
Vedo sempre dei visi meravigliati a questo punto. Io non lo so come sia.. Fatto anticattolico e comunista! Il ministero delle cicogne è in crisi!

Ho visto in giro un pìo proclama che al religioso buon sess... eh, buon senso chiama.
Fare l' amore fa male al cuore! Dov' entra il sesso, metaforicamente parlando, entra il dottore!

[parlato]
E non si parli soprattutto di antifecondativi! Visto che i bimbi nascono sotto ai cavoli, al massimo di anticrittogamici! Ma c'è sempre qualcosa che dà un dolore... a qualcuno...

La corruzione, quand'è iniziata, non c'è più niente che può fermarla...

[parlato]
E lì, dice: facile... uno comincia e poi non smette più, capisc mia... è difficilissimo fermarlo. Degli amici, delle sere, trattenuti per le spalle: "Do... ma dove vuoi andare?" "Io ci vado, io ci va..." "Ma no... sta' con noi..." "No... no..." Così, scene terrificanti, veramente. No, capisci... uno comincia con quelle cose leggere che fa verso i sedici-diciassette anni, poi si abitua, prende il vizio e non c'è più niente da fare, eh? Diventa un drogato.
E dà l' assuefazione! Dà: perdita della memoria, perdita dei riflessi, poca voglia di lavorare e vengon dei buchi così... della pelle, da tutte le parti: un mio amico li ha avuti...
E poi che faccia male è verissimo: c'è stato un rapporto americano, tipo quello sul fumo. Avete... sapete quel famoso rapporto sulle sigarette? Dice che scopare fa male da morire. I dottori consigliano di farlo... almeno col filtro. Dice... si sente un po' meno, però... la salute ne guadagna!

La corruzione quand' è iniziata non c'è più niente che può fermarla:
tutti di sesso siamo ammalati ed al divorzio si è già arrivati!

[parlato]
"Ciò che Dio unisce l' uomo non sciolga!" Cioè, è molto meglio un pìo colpo di pistola, che col fatto del delitto d'onore con un mese e mezzo sei fuori e te ne fotti!

E quindi uniamoci gridando al mondo: "a morte il sesso, serpente immondo!
Basta l'amore! Fate la guerra... sano rimedio per questa terra...
Non più sovrappopolazione!
Non più divorzi!
La coscienza è a posto!
E ci penseranno i superstiti!"

Una bolognese me la fate fare? E anche questa è una canzone ecologica. Esisteva in quel di San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna, una fiera mercato molti anni fa, di prodotti ortofrutticoli. A quei tempi così belli e felici eccetera non esisteva il denaro e ogni scambio avveniva in natura. E... uno andava là con queste cose, si scambiava e tornava a casa contento, no? La canzone nella fattispecie narra la storia di un giovinetto che va là, con due piccioni da vendere, scambia i due piccioni con la giovinetta con quello che ne segue...

'A san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
'a san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn,
a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn

[parlato]
Molto facile: dice "Sono stato alla fiera di San Lazzaro oilì, oilà, ho comperato due bei piccioni, com' erano belli, com' erano buoni!"

La selta fòra 'na ragassòla, oilì, oilà,

[parlato]
Cioè balza una giovinetta

la selta fòra 'na ragassòla, oilì, oilà...
"Ma c'sa vliv pi 'du pisòn?", com' eren béii, com' eren bòn,
"ma c'sa vliv pi 'du pisòn?", com' eren béii, com' eren bòn...

[parlato]
"Cosa volete per i due piccioni ?" domanda la ragazza. E il giovine che non sa cosa volere... cioè probabilmente il piccione era merce proibita che non poteva essere scambiata in pubblico, difatti i giovani se la scambiano nascostamente

'A l'a purté dentr'a una pòrta, oilì, oilà,
la portai dentro a una porta, oilì, oilà,
sò la stanèla, zò i bragòn, com' eren béii, com' eren bòn,
sò la stanèla, zò i bragòn, com' eren béii, com' eren bòn....

[parlato]
Cioè, mi dispiace che voi non abbiate capito, probabilmente: è una danza, una... una danza rituale, fallica, molto antica. "Su la sottana, giù le braghe" dice... la canzone. C'è questo bel movimento così no, "tac tac". Mentre i giovini sono lì che si scambiano il piccione... compare il terzo incomodo, il voieur, che poi è una voies: che è una laida vecchiaccia.

La sélta fòra 'na brèda v'sciassa, oilì, oilà.
sélta fòra 'na brèda v'sciassa, oilì, oilà
"Ma c'sa fé 'du spurcassciòn, com' eren béii, com' eren bòn,
ma c'sa fé 'du spurcassciòn, com' eren béii, com' eren bòn..."

[parlato]
Molto meravigliata la vecchia, dice: "cosa fate, sporcaccioni!?". Il giovane sorpreso in questa... ( il pubblico suggerisce "fragranza" ) esatto, batte tutti i... cioè... dicevo ultimamamente che a Monaco non è ancora prevista come.. come specialità olimpionica l' arcitura della fessa... Sono tre secondi e due... zip! E' un lampo! Velocissimo. Tre secondi e due decimi. E dice la prima cosa che gli passa per la testa:

Siamo qui che giochiamo alla merla oilì, oilà,
siamo qui che giochiamo alla merla oil...

[parlato]
Ma la vecchia non si fa ingannare da queste cose, la vecchia... eh eh, dice "ragazzo mio, io ai miei eh!". Dice "voi non state giocando alla merla, buffoncelli! Altro gioco..."

"Seh, la merla i mi cojon com' eren béii, com' eren bòn,
seh, la merla i mi cojon com' eren béii, com' eren bòn..."

[parlato]
Questo stacco della lingua m...i mi ... "Cojon, seh la merla i mi cojon" vuol dire "Sì la merla i miei quaglioni".... I quaglioni sono delle quaglie... La vecchia dice "Sì, la merla i miei quaglioni...", no? Sii....

Poi la vecchia ricorda, col Leopardi "Le rimembranze" dicevamo, vero?

"Anca mè, quand'a l'era giuv'nassa, oilì, oi...

[parlato]
Quando ero giovinazza, no?

anca mè, quand'a l'era giuv'nassa, oilì, oilà...
A' n'ò ciapé di bi pzulon , com' eren béii, com' eren bòn
A' n'ò ciapé di bi pzulon , com' eren béii, com' eren bòn..."

[parlato]
Cioè "ne ho presi dei pezzoloni..." Ora, si ignora esattamente cosa sia il pezzolone. Il pezzolone potrebbe essere... vedi tu, un sacerdote di questo culto piccionico che esisteva a San Lazzaro. Oppure, pare però da alcuni studi più recenti che il pezzolone sia un' antica misura bolognese: esisteva il braccio, la pertica e il pezzolone, che grosso modo...
Però la vecchia nel finale svela il suo laido retroscena; non nel senso buono della parola, cioè... è discutibile il senso buono..., trattandosi del retroscena della vecchia... Però c'è da spiegare cos'è prima il fittone. Chiamasi "fittone" il normale paracarro, cioè quelle cose così, no...?

"E anc' adesso che son' una v'sciàssa, oilì, oilà
e anc' adesso che son' una v'sciàssa, oilì, oilà....
'a' m' la sfrài contr' i fittòn, com' eren béii, com' eren bòn,
'a' m' la sfrài contr' i fittòn, com' eren béii, com' eren bòn..."